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Giubileo e Sport, la stessa domanda

04-01-2016

Giubileo e Sport, la stessa domanda 

don Gianni Regoli

L’8 dicembre si è aperto il Giubileo della Misericordia e anche a Imola, come in tante altre città, è stata aperta la Porta Santa. E allora, potremmo chiederci, che cosa c’entra lo sport con il Giubileo? Come Csi insieme all’assistente dell’associazione, don Gianni Regoli, ci siamo interrogati sul Giubileo e in particolare su cosa significhi per lo sport.

A prima vista sembra che il Giubileo non abbia molto a che vedere con lo sport. Ma davvero nello sport “non c’entra” la misericordia? La misericordia non è solo un fatto interiore, al contrario, implica azioni e gesti concreti. Se pensiamo, ad esempio, alla parola solidarietà, sappiamo come lo sport spesso sia in grado di scrivere pagine importanti a proposito. E papa Francesco ne ha più volte sottolineato l’importanza: non a caso ha aperto il Giubileo a Bangui, una città della periferia del mondo, segno di come sia rivolto a tutti.

Di fronte all’annuncio da parte del papa, alcuni mesi fa, di un Giubileo dedicato alla misericordia, ci sono state diverse reazioni. Per qualcuno, mettere in campo la misericordia, come fosse “un perdono gratis per tutti”, può suscitare la paura di perdere la giustizia. Per altri, invece, può ridare voce alla speranza: in un mondo in cui non si capisce più dove sia la verità, la misericordia è ciò che ci permette di riscoprire la dignità degli esseri umani; insieme alle nostre fragilità e limiti, certo, ma ci invita alla ricerca della verità che è Dio stesso.

Anche il mondo dello sport, a ben guardare, ha tante domande da farsi in occasione di questo Giubileo della Misericordia.
Se guardiamo come funziona il mondo dello sport, e alcuni sport in particolare, vediamo come spesso sia in realtà riservato solo a ricchi e potenti. E i “privilegiati” di cui parla il Papa dove sono? Sono coloro che Lui stesso ci ha indicato: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 35-36»). In un giro di soldi spesso molto grande, quanta corruzione c’è? Doping di atleti, falsi amministrativi, scommesse più o meno clandestine, risultati truccati… Anche se scendiamo a un livello più dilettantistico e amatoriale, le cose non funzionano meglio. A volte, accanto a forme di volontariato quasi eroiche, troviamo imbrogli più o meno nascosti: evasioni fiscali di società, cartellini falsati, “commercio” nello scambio di atleti… E se poi ci sono ragazzi le cui famiglie sono in difficoltà economica, quale aiuto trovano nelle nostre società sportive?

Nella bolla di indizione del Giubileo, “Misericordiae Vultus”, papa Francesco ci dice come la misericordia, se ben compresa e vissuta, sia proprio un servizio alla verità e alla giustizia. «Misericordia (…) è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. (…) è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato».
Come possiamo vivere oggi la misericordia? È Gesù a dircelo: perdonare di cuore, ciascuno al proprio fratello. Perché è questo il modo di agire del Padre ed è questo il criterio per capire chi sono i suoi veri figli. La misericordia è rivolta a tutti i cristiani e non solo. «Dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre. Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia». Ma non si ferma qui, perché è aperta a tutti gli uomini in dialogo sincero: «La misericordia possiede una valenza che va oltre i confini della Chiesa. Essa ci relaziona all’Ebraismo e all’Islam, che la considerano uno degli attributi più qualificanti di Dio. Questo Anno Giubilare vissuto nella misericordia possa favorire l’incontro con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; (…)».
Che cosa chiede lo Sport agli atleti? Che cosa chiede il Giubileo alle persone? In sostanza, la stessa cosa. Un allenatore chiede ai suoi atleti di diventare uomini e donne maturi, acquisendo sempre più le proprie responsabilità; insegna a non tirarsi indietro di fronte ai problemi e alla fatica, a impegnarsi seriamente fino al sacrificio; aiuta a riconoscere i propri limiti, impegnandosi però con l’allenamento ad alzare un poco alla volta l’asticella per andare oltre; a imparare a “perdere”, accettando la sconfitta per rileggere insieme cosa non è andato bene e ripartendo insieme per fare meglio. Tutto questo può insegnare a vivere meglio il Giubileo? Sì perché anche qui c’è un impegno di responsabilizzazione personale davanti a Dio, alla propria coscienza, a se stessi e alla società, senza “barare” con nessuno.
E che cosa può dire il Giubileo al mondo dello sport? Rispondiamo rilanciando un’altra domanda: che senso avrebbero la responsabilità, il sacrificio, la fatica e l’impegno se non portassero a una rinnovata fiducia in quel dono grande che Dio ha fatto all’essere umano che è la sua vita? Una vita che ci è affidata perché appunto la viviamo come “dono”, non solo egoisticamente, ma “mettendola in gioco”, sia come atleti o responsabili di società sportive, sia come persone nelle situazioni concrete della vita di tutti i giorni. Il Giubileo ci insegna ad essere “persone” e non “oggetti”, così come lo sport ci può insegnare a vivere senza sprecare a vuoto energie, ma finalizzandole ad una maggiore verità. Dio non valuta le persone sulla base del loro merito o valore, ma semplicemente riconoscendole come sue creature e come suoi figli. Un padre ed una madre danno cose buone ai propri figli per farli crescere. Dio fa la stessa cosa! Dio è sempre misericordioso, anche quando siamo disobbedienti. Ha così tanta misericordia che ha mandato Suo figlio a morire per la disobbedienza di tutta l’umanità. Anche noi possiamo essere misericordiosi verso gli altri, aiutandoli a trovare pace, conforto e forza nei momenti in cui la disperazione li ricopre. Questo è l’atteggiamento che Dio vuole vedere in noi.
 

Irene Dottori




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