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TU CHI SEI?

Come fare gli auguri di Natale senza pensare alla sua origine, Gesù che nasce per noi? Sarebbe stato come fare la festa di buon

19-12-2017

 TU CHI SEI?

Come fare gli auguri di Natale senza pensare alla sua origine, Gesù che nasce per noi? Sarebbe stato come fare la festa di buon compleanno a qualcuno, lasciandolo fuori dalla porta e festeggiando con altri.

Mentre pensavo quali auguri di Natale fare al Csi e a tutto il mondo dello sport, mi sono trovato a preparare l’omelia della 3^ domenica di Avvento e ho capito che gli auguri partivano da una domanda: perché farsi gli auguri di Natale, in nome di chi? Oggi si parla spesso di “senso del gruppo” e “senso di appartenenza” (forse ce n’è bisogno perché si sente e si vive meno), così mi è sembrato bene partire dalla domanda fatta prima a Giovanni Battista e, in seguito, anche a Gesù: «Tu chi sei? Che cosa dici di te stesso?». Giovanni risponde “al contrario” per tre volte: «Io non sono...».

Distinguiamo allora due tipi di identità e di appartenenza: dono e scelta. Entrambi ci chiedono una risposta e una responsabilità.

1. Dono. Il mio primo pensiero è andato al libro della Genesi: «Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza». Io non mi sono creato da solo né per caso! Un atto di amore di Dio mi ha creato e mi ha reso suo figlio. La mia prima appartenenza allora è a quell’universo che Dio ha voluto donare all’umanità, fidandosi dell’essere umano e affidandoglielo perché lo coltivi e lo custodisca. Per questo ha detto ad Adamo ed Eva: «Crescete e moltiplicatevi». Il secondo atto di amore che mi ha dato la vita è quello dei miei genitori che mi hanno generato, accolto e aiutato a crescere: è la famiglia che mi ha donato al mondo! Non ancora contento, il Signore ci dona Gesù che viene per fare di tutti noi una sola famiglia: la Chiesa. È questo il dono che mi viene dato perché io non perda la strada della vita vera, rischiando di affidarmi solo a cose passeggere ed effimere. La tentazione di sostituirci a queste identità infatti è forte, al punto tale che anche san Paolo, nei primi tempi della Chiesa, scrive: «Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “E io di Cefa”, “E io di Cristo!”. Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?».

2. Scelta. A partire dal dono cominciano le nostre scelte: la scelta di una formazione (scuola e formazione professionale), la scelta di una vocazione (famiglia o vita consacrata), la scelta di un lavoro, la scelta di un’attività ricreativa o ludica (sport, arte, passatempi…). Permettetemi un aneddoto personale. Lo scorso anno a Natale mi è stata regalata dal comitato di Imola la maglia del Csi. Non vi entravo perché mi stava stretta, pur essendo la taglia più grande che avevano. Avevo due scelte: o forzarla, rovinandola, o calare di peso (mi avrebbe fatto bene anche alla salute). Ho scelto la seconda e ora porto volentieri la maglietta. È un esempio banale, ma credo che ci possa insegnare che ogni scelta comporta la fedeltà al progetto che sta nella scelta (e che nel tempo diventa un bene e una realizzazione della mia stessa vita). Le regole non possiamo farle a nostro uso e consumo, a seconda dei momenti e degli umori… siamo noi che dobbiamo aggiustare il tiro per starci dentro, altrimenti è un’appartenenza che non ci appartiene più.

3. Risposta e responsabilità. Il dono qualifica la mia identità: io ci sono per amore! Io appartengo alla vita per dono! Mi è stata donata, non ne sono il padrone, mi è stata affidata perché la usi bene e con coraggio. La scelta è rendere attuale il dono come mia risposta: farla diventare a sua volta un atto di amore. Qui sta il segreto più bello e più profondo della vita: essere dono, che genera gioia e serenità del cuore, non solo agli altri ma anche a se stessi. Qui nascono allora la fedeltà e la responsabilità, che gradualmente ci rendono più maturi; non infallibili e non onnipotenti. La responsabilità è quella del rispetto di sé e degli altri, dell’accoglienza, di un confronto serio e sereno di idee e progetti, con la propria identità, con le sue “leggi”. So che parlare di leggi o regole oggi può fare paura, come se limitasse la mia libertà. Ancora una volta allora credo sia giusto ribadire che la mia libertà non è fare quello che mi pare, ma scegliere il bene per me e per gli altri: è un chiaro modo, spesso dimenticato, di fare crescere tutta l’umanità. Riflettere sulle regole del creato (dono) e sulle regole delle nostre appartenenze terrene (scelte) diventa un modo di vivere la fedeltà in esse, non come costrizione o catene, ma come capacità di farle diventare belle, realizzate e gioiose da vivere, anche nei momenti di fatica.

4. Auguri. Il mio augurio allora è proprio questo: accogliamo liturgicamente quel Bimbo che viene per noi, perché impariamo ad aprire il cuore al “Bene” di tutti. Solo così possiamo imparare ad accoglierlo ogni giorno nella nostra vita e a portarlo a tutti quelli che di questa vita fanno parte: tutta l’umanità. Ho provato a riassumere in un sonetto queste “povere” riflessioni che però nascono dal cuore, con l’augurio che il Papa stesso ha fatto di recente a una società sportiva: “Si può cadere, ma ci si può rialzare”. Non vale solo per i risultati sportivi, ma per la vita.

Viene a noi il Re di pace,

Che ci porta la speranza,

Ma la guerra, ahimè, mai tace

Per la poca tolleranza.

            Tante luci e tanti suoni

            Par che dican tanta festa,

            Pur con tutti sti frastuoni

            Il cuor nostro non si desta.

Ha bisogno di provare

Una pace dentro sé,

Con la gioia di trovare

            Se in tutto un senso c’è.

            Questo voglio augurare:

            Gesù dia festa anche a te!

 

 Don Gianni Regoli

 

 

 

 

 

  




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