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PASQUA: LO SPORT, IL CRISTIANO, LA CHIESA

26-03-2018

 

PASQUA: LO SPORT, IL CRISTIANO, LA CHIESA

 

Quest’anno, anziché parlare della Quaresima con un richiamo al mondo dello sport, mi è sembrato bello inviare auguri di Pasqua a questo mondo, ispirandomi ai riti della settimana santa e a ciò che essi significano nella vita di ogni persona, quindi anche degli sportivi.

1. Condivisione e servizio. Il primo richiamo è al Giovedì Santo: la cena e la lavanda dei piedi. Possono sembrare gesti fuori del tempo, ma credo che non siano solo segni di vita cristiana, bensì orientamento positivo anche per il mondo dello sport. Tante volte abbiamo già sottolineato l’importanza di “creare squadra” (vale anche per gli sport individuali all’interno di una società), cioè di condividere un progetto di crescita umana e sportiva per arrivare a una meta. In Gesù, nell’Ultima Cena, questo diventa “creare comunione” con i suoi amici, gli apostoli e chi camminava con Lui, fino al servizio più umile, Lui - il Maestro e Signore - che si china per un servizio spesso ritenuto umiliante: lavare i piedi. Mi pare proprio che possa insegnarci a creare legami veri e limpidi di rispetto, amicizia, attenzione reciproci: solo così nasce la prima vittoria, stare insieme senza voler primeggiare o dominare sugli altri, ma imparando che si vince e si perde insieme. Diventa quindi essenziale un’attenzione reciproca, che prende corpo nel rendersi utili gli uni agli altri, cioè diventare - nel senso più alto e bello - “servi” gli uni degli altri, perché solo nella coesione si raggiunge e si dona il massimo di sé e il bene di tutti.

2. Fatica e allenamento. Il secondo richiamo è al Venerdì Santo: potrebbe sembrare un richiamo fuori luogo, che non ha niente a che vedere con lo sport. Personalmente credo sia il contrario, anzi la conseguenza della condivisione e del servizio reciproco. Guardiamo per un attimo Gesù: ha tanto condiviso, ha tanto amato da mettere in gioco se stesso e la sua vita, affinché gli altri, cioè noi, avessero pienezza di vita. Ritornando allo sport, come può diventare vero questo? Penso all’impegno e alla fatica degli allenamenti: è mettere in gioco se stessi, il proprio corpo, la propria dignità di persone per un bene che è di tutti, perché tutta “la squadra” possa cercare di arrivare con lealtà e impegno al traguardo. Se qualcuno si tira indietro, per pigrizia o per paura, toglie qualcosa di importante, a volte essenziale, anche a tutti gli altri: toglie il dono di sé al bene di tutti.

3. Luce e festa. È bello guardare al giorno di Pasqua: Gesù risorge avvolto nella luce e condivide subito la festa con i suoi amici, apparendo loro nel Cenacolo, dove stavano rinchiusi per paura. Ma ciò non sarebbe stato possibile senza il Giovedì e il Venerdì Santo. Ancora una volta, tutto ciò può avere riflessi e ricadute positive nel mondo dello sport. Anche una sconfitta (ne ho parlato in altra occasione) può essere preziosa: se diventa motivo di riflessione e di autocritica sia personale che di “squadra”, si trasforma in motivo di maggior impegno e dedizione da parte di tutti. La Pasqua ci insegna che anche nella vita di tutti i giorni, così come nello sport, è possibile risorgere. Non è solo questione di vincere un incontro, ma di vincere se stessi nei propri errori personali o di gruppo, di ritrovare quella forza che di nuovo crea motivazioni, coesione e amicizia rinnovate. E quando si raggiungono questi obiettivi, si ricomincia a vincere nella vita, nella dignità e nel rispetto di sè e degli altri e, spesso, anche nelle pratiche sportive. Sembra riapparire una “luce” che sembrava spenta, ritrovarsi uno slancio vitale che pareva morto… tutto sembra ridiventare più bello e meno difficile. Qui inizia anche la festa che, quanto più è condivisa, tanto più è grande.

4. Pio XII. Vorrei chiudere queste semplici riflessioni con alcuni brani tratti dal discorso che Pio XII fece il 20 maggio 1945 per la Pasqua dello sportivo organizzata dal Csi, al termine della Seconda Guerra Mondiale. «Voi ci portate, diletti figli, in mezzo a tanti motivi di tristezza e di angoscia che profondamente ci affliggono, una grande gioia, una grande speranza, quella gioia quella speranza da cui era inondato il cuore di Giovanni, l'Apostolo prediletto di Gesù, quando esclamava: «Scrivo a voi, o giovani, perché siete forti e la parola di Dio sta in voi e avete vinto il maligno». Lontano dal vero è chi rimprovera alla Chiesa di non curarsi dei corpi e della cultura fisica, come se il corpo, creatura di Dio al pari dell'anima, alla quale è unito, non dovesse avere la sua parte nell'omaggio da rendere al Creatore! Come dunque potrebbe la Chiesa disinteressarsene? Ora qual è, in primo luogo, l'ufficio e lo scopo dello «sport», sanamente e cristianamente inteso, se non appunto di coltivare la dignità e l'armonia del corpo umano, di sviluppare la salute, il vigore, l'agilità e la grazia, insieme al proverbiale «fair play», quella emulazione cavalleresca e cortese che eleva gli spiriti al di sopra delle meschinità delle frodi, dei raggiri di una vanità ombrosa e vendicativa, e li preserva dagli eccessi?». Pio XI (amante della montagna e alpinista) osservava a riguardo della sua ascensione sul Monte Rosa: «L'idea di tentare, come suol dirsi, un tiro da disperati, neppure ci passava pel capo... L'alpinismo vero non è già cosa da scavezzacolli, ma al contrario tutto e solo questione di prudenza e di un poco di coraggio, di forza e di costanza, di sentimento della natura e delle sue più riposte bellezze. Così inteso, lo «sport» non è un fine, ma un mezzo; come tale, deve essere e rimanere ordinato al fine, che consiste nella formazione ed educazione perfetta ed equilibrata di tutto l'uomo, cui lo «sport» è di aiuto per l'adempimento pronto e gioioso del dovere, sia nella vita del lavoro, che in quello della famiglia. Siate sempre consapevoli che il più alto onore e il più santo destino del corpo è di essere la dimora di un'anima, che rifulga di purezza sociale e sia santificata dalla grazia divina».

Possono sembrare parole lontane nel tempo, ma erano parole di coraggio per un mondo da ricostruire dopo i danni delle violenze di una guerra. È questo il mio personale augurio di buona Pasqua e di buon cammino sportivo, perché siamo sempre costruttori di un mondo migliore e di pace. È la vera novità della Pasqua!

 

Don Gianni Regoli

 

 

 




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