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IL NATALE È ANCORA UNA FESTA O SOLO UN’ASPETTATIVA?

21-12-2018

 

IL NATALE è ANCORA UNA FESTA O SOLO UN’ASPETTATIVA?

Due riflessioni, pensando al Natale e al mondo dello sport, che non è a sé ma è inserito in un contesto sociale e in un’epoca di cui condivide limiti e successi.

Scrive Gilbert Chesterton in un articolo del 1933 ancora attualissimo: «È una caratteristica dei nostri tempi quella di creare aspettative grandiose sul Natale, trasformandolo in un gigantesco spot pubblicitario. La maggior parte dei giornalisti inizia a scrivere i primi articoli sulla stagione natalizia alla fine dell’estate e si prepara a lanciarli già nel cuore dell’autunno. Per il mondo della pubblicità, il Natale sta arrivando quando è ancora di là da venire. La moda futurista dei nostri giorni ci porta a cercare la felicità nel domani piuttosto che nel presente. Gli uomini d’oggi pensano che quando la festa è arrivata sia già finita. Nel mondo commerciale odierno le preparazioni per il Natale sono infinite mentre la festa dura il tempo di un lampo. Suggerisco che ognuno si goda il Natale quando arriva, invece di essere bombardato dagli annunci che sta arrivando. Il mondo iniziò a essere dominato dai “prezzi luccicanti” e così le persone iniziarono a pensare un po’ troppo ai prezzi e poco al pudding (torta natalizia che conteneva 6 centesimi)). Il che in riferimento al dolce è un errore, in riferimento al Natale una bestemmia. Per loro l’essenza del Natale, così come l’essenza del pudding natalizio, è diventata qualcosa di stantio da seppellire con i loro tesori; e hanno solamente moltiplicato i sei centesimi in trenta denari».

Massimo Cacciari, in un’intervista del 2017, coglie che: «l’indifferenza avvolge cattolici e laici, non hanno presente il significato sconvolgente della festa. La cronaca è un susseguirsi di episodi mortificanti: la scuola che abolisce il presepe nel segno del politicamente corretto, la comunità che rinuncia ai canti tradizionali per non urtare l'altrui sensibilità. Io che non sono credente mi interrogo: c'è un simbolo che ha dato un contributo straordinario alla nostra storia, alla nostra civiltà, alla nostra sensibilità. Capisce? Non Dio che stabilisce una relazione con gli uomini, ma Dio che viene sulla terra attraverso Cristo. Vertiginoso. Si è perso l'abc. La prima distinzione non è fra laico e cattolico, ma fra pensante e non pensante. Se uno pensa, come pensava il cardinal Martini, allora si interroga e se si interroga prima o poi viene affascinato dal cristianesimo, dal Dio che si fa uomo. La ricerca a un certo punto si avvicina alla preghiera. Certo, il fedele è convinto che la sua preghiera sia ascoltata, il filosofo però resta stupefatto davanti al mistero. E lo assorbe, come nel mio ultimo libro su Maria: Generare Dio. Pensi, una ragazzetta che è madre di Dio. Da non credere, anche per chi ci crede».

 

Due domande. In realtà che cos’è il Natale? E come lo sente e lo vive il mondo dello sport? Non penso di avere risposte definitive a queste domande, ma, molto modestamente, il mio vuol essere - come dice Cacciari - un tentativo di pensare e lasciarmi interrogare.

Il Natale è prima di tutto un momento di “attesa” per la promessa di un arrivo: Dio promette suo Figlio. Occorre allora prepararsi! Come? Pensiamo da sportivi! In attesa di una gara importante, si accentuano gli allenamenti, si esce dai ritmi frenetici di ogni giorno per concentrarsi su quell’evento sportivo… L’alternativa è arrivare impreparati, scarichi e uscirne sconfitti. Così è per il Natale! La liturgia ci dice che dobbiamo raddrizzare le strade della nostra vita, riempire i burroni dei nostri errori, in sostanza prepararci lavorando sodo e impegnandoci. Se arriviamo deconcentrati, pensando ad altro, impreparati, perdiamo l’occasione di illuminare la nostra vita “nella sua totalità” e rimaniamo al buio con tante domande irrisolte e spesso sconfitti perché non abbiamo saputo riconoscere e accogliere quella luce che poteva illuminare meglio la nostra vita.

Il Natale è momento di “incontro”, che coinvolge anche la preparazione. Torniamo allo sport: ogni società si ritrova prima per gli allenamenti, cerca le strategie migliori per mettere in risalto le caratteristiche di ogni atleta, anche confrontandosi sulle modalità… in sostanza diventa un incontro tra persone che hanno un obiettivo comune: dare il meglio di sé, per se stessi e per la squadra. La liturgia di tutto l’Avvento ci prepara all’incontro. Il Natale è l’incontro con la vita in una “società” più grande, fatta di tutti gli uomini della Terra, ma anche qui dobbiamo prepararci per non avere pregiudizi di nessun genere, per non imbrogliare gli altri ma nemmeno noi stessi, imparando “tecniche” (se vogliamo usare questo termine) che siano di vero incontro e vera accoglienza. Così in ogni essere umano sapremo riconoscere quel “Bambino di Betlemme” che è venuto per incontrare ciascuno di noi!

Il Natale è un momento di “gioia”, che può diventare “sorpresa” man mano che si realizza ciò che aspettiamo e prepariamo. Se guardiamo talvolta le facce degli atleti, vediamo con facilità la gioia di riuscire a realizzare quanto preparato in allenamento, di realizzare un progetto comune con altre persone, di riuscire a raggiungere gli obiettivi fissati. Ma vediamo negli occhi anche la sorpresa dipinta nel volto, quando il punto può essere un po’ fortunoso o quando si scopre che qualcuno ha fatto ancora meglio di quanto preparato in allenamento, mostrando una creatività che diventa utile a tutti e porta gioia. La liturgia usa questa parola in tante occasioni di Avvento, specialmente nella terza domenica: “Gioite perché la vostra salvezza è vicina”, che possiamo tradurre: “Gioite perché, vivendo bene, l’obiettivo della vostra vita è più vicino!”.

A tutto ciò non ho una conclusione da “imporre dall’alto”, ma semplici indicazioni di un cammino.

Prima di tutto, siamo chiamati a vivere l’attività sportiva come una “vocazione” che riguarda atleti, famiglie e società sportive, per vivere con pienezza la propria dignità e responsabilità di persone in un mondo in cui vediamo spesso disattesi dei valori importanti. Se un atleta vive lo sport in questo modo e raggiunge in modo onesto, con allenamenti e preparazione, la vittoria meritata, si potrebbe ben dire che la medaglia vinta, il podio conquistato, il traguardo raggiunto possono contribuire al cambiamento del mondo e alla sua redenzione, perché “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio” (San Paolo). In questo modo gli avversari saranno persone da incontrare nel rispetto, confrontandosi nella gare e riconoscendo sportivamente il loro valore sia in caso di sconfitta che in caso di vittoria. Oltre che di fede per i cristiani, diventa un atto di profonda civiltà.

In un mondo in cui tutti hanno diritti, il Vangelo di Giovanni ci ricorda che il verbo amare si traduce con il verbo dare (non c'è amore più grande che dare la vita per quanti si amano; Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio; chiunque avrà dato anche solo un bicchiere d'acqua fresca…). Sì, prima di un dovere, è un bisogno dell’essere umano: per stare bene l'uomo deve dare. «E io, che cosa posso dare?». Non le cose impossibili, le lasciamo a Dio, ma “il meglio di me!”. 

Infine vorrei fare un augurio a tutto il mondo dello sport prendendo lo spunto da Papa Benedetto XVI. Il mondo definisce “Star-Stelle” i personaggi dello spettacolo e dello sport, quindi ben visibili e spesso modelli imitati (sia nel bene che nel male). “Ciascuno di voi – diceva Papa Benedetto - cerchi di essere una “stella” di onestà e di bontà. Siate luci “vicine”, persone che donano luce traendola dalla luce di Cristo e ci offrono un orientamento per la nostra traversata. Vi aiuti in questa ardua e nobile impresa Maria, stella di speranza, che con il suo «sì» aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo”.

 

Don Gianni Regoli, Assistente Csi Imola




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