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PER LO SPORT C’È ANCORA IL NATALE?

15-12-2019

 

PER LO SPORT C’è ANCORA IL NATALE?

1. Quando ho iniziato a pensare come fare gli auguri di Natale attraverso queste righe al mondo dello sport che “abita” a Imola e dintorni, mi è venuta in mente una intervista al prof. Cacciari di qualche tempo fa. Le sue affermazioni possono essere dure ed esagerate, ma devono provocarci per capire se per noi, cristiani impegnati nello specifico del mondo dello sport, il Natale è ancora importante e che cosa ci trasmette. Dice Cacciari: «Il Natale dei panettoni, il Natale delle pubblicità, il Natale dei soldi. Il Natale oggi è una festina. La scuola che abolisce il presepe nel segno del politicamente corretto, il parroco che ha paura di celebrare la messa di mezzanotte, la comunità che rinuncia ai canti tradizionali per non urtare l'altrui sensibilità…  La verità è che l'indifferenza regna sovrana e avvolge un po' tutti: i laici e i cattolici. Si è perso l'abc. La prima distinzione non è fra laico e cattolico, ma fra pensante e non pensante. Se uno pensa, come pensava il cardinal Martini, allora si interroga e se si interroga prima o poi viene affascinato dal cristianesimo, dal Dio che si fa uomo scandalizzando gli ebrei e l'Islam… La ricerca a un certo punto si avvicina alla preghiera. Certo, il fedele è convinto che la sua preghiera sia ascoltata, il filosofo prega il nulla. Però resta stupefatto davanti al mistero. E lo assorbe, come ho fatto nel mio ultimo libro su Maria: Generare Dio. Pensi, una ragazzetta che è madre di Dio». Il nostro tempo, nel suo correre, “usa il Natale per creare eventi”, spesso però dimenticando che cos’è e come è nato, cercando di eliminare ciò che ci è scomodo o ci spaventa. Il Natale, prima di tutto, mi fa pensare alla vita di quel Bambino nato “scomodo” a Betlemme 2000 anni fa tanto che qualcuno ha cercato di ucciderlo, ma anche alla vita accolta o rifiutata oggi. Il mondo dello sport non può chiamarsi fuori perché è chiamato, con le famiglie, ad accogliere e aiutare a crescere la vita di bambini, ragazzi, giovani e anche adulti e anziani.

2. Proprio pensando agli adulti e agli anziani, ho ritrovato un intervento di Don Armando (docente alla Università Urbaniana a Roma) che, interrogandosi “sull’adulto che ci manca”, in sintesi dice: «Quella degli adulti è una generazione che ha fatto della giovinezza il suo bene supremo: si può dire per paradosso che è una generazione che ama la giovinezza più dei giovani. A livello linguistico: se uno muore a 70 anni, è morto giovane, se uno ha 45 anni è ancora un ragazzo... La vecchiaia è oggi il nemico "numero uno" (quanti prodotti anti-age!). A livello medico: non è più intesa come un messaggio del corpo (corri di meno, mangia meglio, smetti di fumare...), ma come un blocco del motore, che va rimosso per ripartire. Quindi medicine più potenti... Allora agli adulti che cosa occorre! 1) Essere ponte: saper rispondere del mondo ai figli e quindi dei figli al mondo. 2) Essere allenatore: non (solo) volere bene, ma volere il bene di chi ci è affidato come figlio o come atleta. 3) Essere poeta: la creatività di poter dire posso discernere il bene e a sceglierlo liberamente. Accanto a questo indicherei tre elementi più legati alla vita spirituale dei nostri associati adulti: 1) amore per la Scrittura; 2) grazia della preghiera; 3) cura per una comunità di gioia».

3. Proviamo di guardare 2 personaggi fondamentali nel cammino verso il Natale: Maria e Giuseppe.

3.1. Maria è la donna dell’attesa paziente e accogliente. Questa attesa sfocia nel suo “sì” all’angelo che le porta il messaggio di Dio. Il “sì” di Maria richiama il “sì” del cristiano. a) Il primo "sì" di Maria sta nella sua condizione. Maria è una ragazza, una vergine, “promessa sposa di un uomo”. Seppure ragazza giovane, Maria è una donna matura. Ogni Associazione di ispirazione cristiana può dire il proprio sì a Dio se vive una condizione di maturità che accoglie il momento opportuno di Dio che chiede un passo ulteriore: non restare adolescente viziata o single acida, ma giovane “promessa sposa a Dio”! b) Il secondo "sì", si manifesta nel dialogo. “…Maria si domandava”: non rimane prigioniera dei suoi legittimi timori, ma si interroga accettando di entrare in dialogo con le parole dell’angelo. Le Associazioni cristiane hanno una forza particolare: le persone con le loro specifiche vocazioni e il confronto tra di loro. Possono diventare momenti di discernimento solo se la Parola di Dio viene accolta come portatrice di realtà da comprendere e attuare. c) Il terzo "sì", è la sua adesione. Maria rinnova la sua fiducia in Dio dichiarandosi sua serva. Ogni Associazione può trovare qui il significato dell’appartenere, del servire. Rinnovare ogni anno l’appartenenza-adesione diventa il segno esteriore di una scelta interiore: far diventare la propria vita “luogo” dell’incontro con la Parola di Dio e con i fratelli e le sorelle.

3.2. Giuseppe, un giusto che sogna e ama, non parla e agisce. Possiamo capire come l’umanità di Giuseppe abbia le sue perplessità e paure. Proviamo di ripensare anche la storia della vita di ciascuno di noi. Quante volte, come Giuseppe, sentiamo il contrasto tra una regola e quello che vorremmo fare! Si entra in crisi! Il dubbio è risolto dalla rivelazione: Dio solleva il velo con la sua parola: “Non temere di prendere con te Maria, tua sposa”. Giuseppe non parla ma sa ascoltare. Diventa l’uomo “obbediente a Dio” che compie un “servizio” silenzioso e premuroso: cedere il posto a Dio e fare da “padre” a quel suo Figlio che in Maria gli affida per educarlo.

4. Natale-Sport. Portando tutto questo nella vita, verrebbe spontaneo dire: che cosa c’entra con lo sport? Chi pratica lo sport non vive fuori dal mondo, per cui tutto quello che succede e, per un cristiano, tutto quello che si celebra nella Chiesa di Cristo, lo riguarda. Papa Francesco ci ricorda: «Lo sport è un’attività umana di grande valore, capace di arricchire la vita delle persone, di cui possono fruire e gioire uomini e donne di ogni nazione, etnia e appartenenza religiosa. C’è una grande bellezza nell’armonia di certi movimenti, come pure nella forza o nel gioco di squadra. Quando è così, lo sport trascende il livello della pura fisicità e ci porta nell’arena dello spirito e addirittura del mistero» (05.10.2016).  Per realizzare questo occorre una “guida”, potremmo dire oggi un “buon allenatore”. Ecco Gesù: potremmo dire che è stato il più grande allenatore della storia umana: ha accolto attorno a sé gli apostoli, si è messo davanti a dare l’esempio. Ha allenato i suoi a mettersi in gioco: “Chi perderà la propria vita per me la ritroverà”. Ha dato l’esempio fino a morire in croce… Se ci sembra troppo in alto, pensiamo a Giuseppe: potremmo definirlo un “ottimo allenatore ben allenato”. Non si sostituisce a Dio, ma - con Maria - ha accompagnato quel figlio, che Dio gli ha affidato, per educarlo come fosse suo figlio. Se c'è qualcosa sulla terra che apre la via all'assoluto e al mistero di Dio, questa cosa è l'amore. Il cuore è la porta di Dio. Prepararsi al Natale allora vuol dire far posto nella nostra vita e senza paura a Gesù, guida-allenatore-modello di fiducia: diventeremo uomini e donne capaci di “ascolto e accoglienza” come Maria; capaci di “obbedienza e servizio” come Giuseppe; capaci di educare e testimoniare i valori, in cui crediamo e per cui spendiamo il nostro tempo, perché “adesso è la vita che ci è chiesta di vivere e di servire”. Da CSI come viviamo queste situazioni? Non voglio e non posso dare una risposta a titolo personale, ma - da prete - aprire il cuore alla speranza che viene dal Signore. Il Vangelo è anche scoprire «la tenerezza che trova misteri dove gli altri vedono problemi». E se qualcosa di cattivo o doloroso è accaduto, buona notizia diventa il perdono. Tu sei qui, o Dio, e io accarezzo la vita perché profuma di Te. Così diventeremo persone di speranza per un mondo troppo egoista e chiuso in se stesso.




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