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250 persone coinvolte giovedì 10 per i Diritti dell’Uomo

Nel 67° anniversario dalla Dichiarazione, lo sport come incontro tra "originali"

10-12-2015

 250 persone coinvolte giovedì 10 per i Diritti dell’Uomo
Nel 67° anniversario dalla Dichiarazione, lo sport come incontro tra “originali”

Il 10 dicembre è stata una giornata ricca di appuntamenti, in occasione del 67° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e del 34° dei Diritti dei Portatori di Handicap.
In materia di educazione alla cittadinanza e alle relazioni, lo sport ha detto la sua. Insieme alla scuola e a tante realtà del territorio.
La mattina ha visto scendere in campo, presso la palestra Pallone in via Tiro a Segno, alcune classi degli istituti di istruzione secondaria superiore, la 5^C e 3^E del Cassiano e una 4^ dello Scarabelli, insieme all’APD “Eppur Si Muove”, per la conclusione del progetto “Uno su mille ce la fa? Macché!”. Il progetto, che ha coinvolto un centinaio di persone tra Csi, Csi Clai Solovolley, l’associazione polisportiva dilettantistica “Eppur si muove” e il Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl di Imola, ha visto gli studenti sperimentare le “regole variabili” e interrogarsi su che cosa significhi, concretamente, essere protagonisti. I ragazzi si sono affrontati in quello che è stato il 1° torneo, a livello europeo, a “regole variabili”: regole stabilite a seconda di chi c’è in campo. L’opposto di quello che avviene normalmente, quando è sulla base di regole preesistenti che si sceglie chi è più adatto a giocare.
Al primo posto si è classificato l’istituto Scarabelli, seguito nell’ordine dalla squadra della polisportiva “Eppur si muove” e dalle due classi del Cassiano. Ma al di là dei piazzamenti, è molto interessante andare a scoprire cosa è emerso dai ragazzi dopo questa esperienza. Ennio Sergio, psicologo del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl che segue anche “Eppur Si Muove”, spiega come nello sport si manifesti il rapporto con sé e con gli altri. «Al centro è stata messa l’attività di ciascuno, nel rispetto delle differenze» racconta. «I ragazzi l’hanno sperimentato giocando. All’inizio era necessario mettere delle regole, che variavano a seconda delle situazioni, dei giocatori e dei loro atteggiamenti in campo, per garantire che tutti avessero modo di partecipare attivamente. Alla fine invece non è più stato necessario: i ragazzi hanno rallentato il ritmo e le ragazze, da parte loro, non stavano più chiuse in se stesse, hanno alzato lo sguardo e hanno giocato senza paura. Che tutti giocassero è diventato automatico». Introdurre le “regole variabili”, tuttavia, non basta. «Bisogna riflettere sul valore che ha l’esperienza fatta. Affinché i ragazzi riconoscano che queste regole variabili sono importanti, devono essere accreditate dalle istituzioni».
E le istituzioni hanno fatto il loro compito: a cominciare dalla scuola, grazie agli insegnanti di educazione fisica Sentimenti e Cassese, e con la collaborazione tra il Csi, il Dipartimento di salute mentale dell’Ausl, e l’Associazione PerLe Donne, con la presidente Maria Rosa Franzoni, a sottolineare l’importanza dei diritti e dei doveri. Come ha affermato una studentessa, «noi donne abbiamo la responsabilità di impegnarci perché i nostri diritti vengano riconosciuti».
In serata, invece, alla Palestra Ravaglia di Via Kolbe, si è svolta una “manifestazione sportiva per la pace e il dialogo tra popoli e persone”, un’iniziativa iniziata nel 2003. Diverse realtà hanno partecipato, coinvolgendo circa centocinquanta persone: Csi, Clai, la Polisportiva Eppur si muove, le Associazioni sportive della Rete regionale per l’inclusione sociale, il DSM dell’Ausl di Imola, la Fondazione Santa Caterina, l'Associazione Senegalesi Insieme e gli studenti dell’Istituto Cassiano, già impegnati la mattina. È stata un’occasione in cui studenti, ragazzi con disabilità mentali e fisiche e stranieri di diverse nazionalità, tra cui bengalesi, pachistani, albanesi, rumeni e senegalesi si sono incontrati attraverso lo sport più “internazionale”. Fino a tarda sera le squadre delle varie associazioni si sono sfidate a calcio a 5 per un totale di 24 partite. In questo modo, tutte le squadre hanno avuto modo di incontrarsi almeno una volta. Ad aggiudicarsi la vittoria sono stati i ragazzi della 5^ C del Cassiano. Un aneddoto interessante: in finale, contro la squadra di Santa Caterina, non c’è stato bisogno di arbitro. I giocatori si sono “autoarbitrati” . «È la prima volta che vedo una cosa del genere. È questo l’atteggiamento che vorremmo sempre» commenta Paolo Busato del Csi. E nota che «alla fine alcuni ragazzi si sono offerti spontaneamente di aiutarci a mettere a posto».
L’integrazione è possibile se ciascuno è accettato con le proprie differenze e nel rispetto reciproco. Per usare le parole dell’consulente ecclesiastico del Csi, don Albertini, «non spaventiamoci se siamo diversi. La cosa peggiore è credere di essere in una comunità (…) dove persone somigliano a delle fotocopie e non a degli originali».

Irene Dottori




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16/02/2020 - Calendario Tornei della Cavina
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15/02/2020 - Albo d'oro Torneo Quelli che non fanno la Cavina
14/02/2020 - Comunicato ufficiale N.04 - Tornei della Cavina
03/02/2020 - Comunicato ufficiale N.03 - Tornei della Cavina
25/01/2020 - Comunicato ufficiale N.02 - Tornei della Cavina
20/01/2020 - Comunicato ufficiale N.01 - Tornei della Cavina
12/01/2020 - Regolamento Torneo della Cavina 2020
12/01/2020 - Distinta giocatori Torneo Cavina
24/06/2019 - Albo d'oro Torneo di Ortodonico 2019
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